elucubrazioni mentali sui blog.


martedì, giugno 10, 2008

precipitandosivola è un weblog di p.s.v. [bit writer]. Da queste parti si scrive. Si legge. E si prova a ragionare sulle cose. A sparare stronzate, perché se non spari anche le stronzate, allora vuol dire che ti sei fottuto il cervello. Mio figlio ha fatto la prima comunione, ma don severino continua a dirgli che io sono un genitore bugiardo, perché nelle giornate di sole lo faccio rimanere a casa dalla dottrina per lasciarlo correre col suo bmx tra le strade del paese. I prati. Sto aspettando don severino che accenni a qualcosa. Ho conosciuto Marino presto, che avevo sei anni, e questo ci ha un po' fregato entrambi.

Quando non avevamo un cazzo da farci scorrere dentro, Marino mi ripeteva di star tranquillo che non c’erano problemi che la sua fidanzata ci avrebbe salvato la pelle. E le palle. Che deficiente Marino. Una volta entrato al Supermercato puntava il dito a caso in un punto non ben definito, e per una settimana intera avrebbe mangiato solo il prodotto venduto in quello scaffale. Erano scommesse le sue, diceva. Per me non ha mai capito un cazzo. A volte il dito segnava la scansia dei latticini e per una settimana mangiava latte e yogurt. Mi andava bene perché quando c’erano quei periodi di magra, in genere verso fine agosto e l’inizio di gennaio lui aveva sempre un modo per recuperare la roba. Diceva che la sua morosa aveva la figa più bella d’Africa anche se era nata a Padova e viveva in un letto sfatto di Mestrino. “Ti giuro“, mi disse la prima volta, “che a quei negri di merda, la figa della Samantha gli piace da partire con la testa“. E così si andava a Padova, quartiere 2 anelli. In uno degli appartamenti ci abitava Abdigail, un negro che veniva dal Senegal e che spacciava eroina di scarsa qualità. Marino faceva passare la Samantha, che nel frattempo aveva imbottito per bene. Abdigail chiamava i due marocchini con cui divideva il monolocale. Con loro c’era sempre un nigeriano grande come un armadio e nero come il carbone che quasi mi pareva blu. La Samantha si stendeva sul letto. Apriva le gambe e si faceva scopare dai negri. Così, senza dire niente, che tanto il sesso dentro i suoi fottuti vent’anni non esisteva più. Marino si faceva pagare con 5 grammi di eroina buona che Abdigail in genere teneva per lui. Poi si tornava a casa, fatti e contenti. Marino quand’era rovinato come uno squalo ascoltava sempre e solo “Bella più che mai” degli Stadio perché, diceva, era la canzone con cui si era innamorato della Samantha.

precipitandosivola fa parte di roipnolracket. Così come ganja, un progetto di scrittura su carta riportato in rete, che di questi tempi non è male, anche se un poco azzardato. Le foto sono su flickr I video, tutti di p.s.v. e tutti prodotti da roipnolracket sono su  youtube

 

precipitandosivola




domenica, ottobre 10, 2004

è QUELLO CHE VOGLIAMO. SCOPRENDOCI...







domenica, giugno 06, 2004

Quanto hai ragione. E quanto siamo soli in questo girone di blogger...assai più che fuori.

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giovedì, giugno 03, 2004

perchè SiamO sOli. 51 [da legenda benzo]


domenica, febbraio 22, 2004

tutto rimase così. fissato nel tempo. o nel non tempo. così le vie dei blog. da percorrere di corsa, d'un fiato, oppure da lasciare per svoltare da un'altra parte. così è, se ci pare.

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sabato, dicembre 27, 2003

bhe dap ha ragione i motivi sul perche di un blog ,come abbiamo avuto modo di scrivere e leggere sono piu svariati forse la cosa che li accumuna e l'uso del tempo ora dap ne ha meno xche innamorata , e usa il suo dire mettendolo nelle foto. io ho meno tempo xche' sono indaffarata xil lavoro ( innamorata lo ero gia') dare notizie di se 1/a molti non so forse qualche giorno puo capitare quando leggi di chi ti chiede del perche non scrivi piu o perche' non scrivi piu' in quel modo e perche non rispondere , anche se l'amicizia non si ecercata in alcuni casi si forma anche x le affinita di cio che scriviamo o di cio che siamo x dare un ulteriore apporto alla verita di dap e che ci sono momenti e momenti alcune volte vorresti dare di te anche l'anima anche il piu piccolo pensiero di te stessa e lo fai con tutti i mezzi , nella affettivita, nell'amicizia , nel contatto sul lavoro e eprche no anche sui blog che sono comunque un mezzo di comunicazione ( a questo ci siamo arrivati no?') e ci sono momenti che vorresti tenerti tutto dentro felicita' amarezza contentezza o sconforto ,come volrsi chiudere abozzolo x non lasciar trapelare nulla .questo puo succedere in un momento felice ( come x dap ora ) e in quelli tragici come di solito sono solita fare io) ecco questo ancora e il blog  ( comunque il blog va avanti perche' l'idea la domanda che si pone ,non e saurita ancora e finche ci sara chi vorra esprimere il suo perche sui blog ci saranno spunti dove poterlo portare avanti :-)


lunedì, dicembre 22, 2003

Fa uno strano effetto aprire questo blog dopo un paio di mesi e trovarlo vivo... una cosa che va avanti anche se io non ci sono! :-)
Di questo vi ringrazio e non nego che vi ho letto con "avidita'", compiacendomi del fatto che qui si trovano sempre spunti molto interessanti.
Mi spiace per chi si lamenta della poca assiduità con la quale ci affacciamo a questo blog, ma penso sia normale: questo è un blog libero, pubblico e in comune a persone che vogliono condividere "riflessioni", a quelle che ogni tanto si fanno domande sui propri comportamenti; almeno io la vedo così.

Settembre e ottobre li ho passati a rivedere i miei 40 anni, a come li ho vissuti, a come mi sono comportata con le persone, al mio rapporto con gli oggetti e con gli impegni, alla mia costanza e determinazione, alle mie paure... insomma a me.
Sono stata una settimana negli States per lavoro, e una volta tornata non ho piu' scritto, non ho piu' letto, postavo solo una foto al giorno.

Alla domanda "perchè scrivi sul blog?" non ho saputo rispondere.
Mi è parso quindi necessario smettere di scrivere per trovare una risposta a questo ennesimo quesito.
Ho avuto la conferma che si può benissimo vivere senza blog (in risposta a tutti quelli che mi accusano di essere "internet dipendente"): in un mese e mezzo non ho sentito alcun bisogno di leggere e/o scrivere.
Ho inoltre scoperto che quando sono felice e in compagnia dell'uomo che amo, le giornate volano e il tempo per scrivere non lo trovo.
Ne consegue che io ho finora scritto per i seguenti motivi:
- solitudine;
- riempire spazi vuoti;
- comunicare indirettamente e direttamente con le persone che utilizzano il blog per avere mie notizie ( il classico 1 a molti; comunicazione veloce ed efficace che si usa anche in mktg :-)

Non ho usato il blog per rimorchiare o conoscere nuova gente, più che altro l'ho usato come "valvola di sfogo".
A chi ha malignamente pensato che in questi mesi abbia scritto su altri blog, dico che io non mi vergogno di quello che faccio, e lo faccio sempre direttamente: il mio nick coincide con un nome e cognome, e non mi divertirei a fare le cose in forma anonima!
Ho solo cercato di capire perchè scrivo sul mio blog.

Ora che sono felice, continuerò a scrivere il blog?
Penso di si, magari non con la stessa frequenza, ma e' comunque un mio antro, un luogo dove mi ritrovo.
Ed ora cerco il tempo di rispondere ai vostri interessantissimi spunti!

























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venerdì, dicembre 19, 2003

Insignificanza

E' vero, ho avuto da fare. E visto che appartengo alla categoria di coloro che, per scrivere, hanno bisogno di un minimo di concentrazione, ho lasciato perdere per qualche giorno il blog. E' vero, non mi sento molto bene. Ho la pressione bassa, sfascio le automobili, il mio sistema immunitario ha conosciuto periodi migliori. Non sono le condizioni ottimali per produrre qualcosa di intellettualmente rilevante. E tuttavia, fino a qualche settimana fa dovevo fare uno sforzo, se c'era altro da fare, per non mettermi al computer, aprire lo splinderiano pannello di controllo e iniziare a straparlare via web. Ora, duole ammetterlo, devo fare uno sforzo, se non ho niente da fare, per mettermi al computer, aprire lo splinderiano pannello di controllo e iniziare a straparlare via web. Non e' un dramma, lo so. Quanti sono i nuovi blog che sono stati aperti in questi ultimi mesi? Per uno che lentamente si esaurisce, ne nascono almeno altri dieci, o piu', magari decisamente piu' interessanti. E del resto, non sono nemmeno la prima a provare questo senso di, chiamiamola cosi', demotivazione. Ma non posso fare a meno di chiedermi quale sia il motivo di questa mia repentina inversione a U, dall'entusiasmo piu' sfrenato a un vago (mica tanto) sentore di tedio.

Insomma, ho cominciato a chiedermi: che ci faccio, io, qui? A chi mi rivolgo, sempre ammesso che mi rivolga a qualcuno? Non sto, per caso, semplicemente incrementando  il mio gia' notevole narcisismo? Non sto maneggiando un bel giocattolino infantile, per di piu' prendendomi maledettamente sul serio? Che differenza c'e' fra la sottoscritta e i pisquani che Traina & C. prendono gustosamente in giro su Tua Sorella? Quello che vado scrivendo sul blog non sara', in fondo in fondo, un contributo all'abissale insignificanza condita di chiacchiere e mediocrita' varie che appesta, dove piu' dove meno, gli angolini della Rete? Non sto parlando di fuffa, badate bene, che' quella ha la sua indiscutibile dignita'. Mi sto riferendo ai seriosi,  a quelli che pensano di valere qualcosa, a chi sotto sotto crede che il mondo crudele abbia impedito lo sbocciare di un talento misconosciuto, almeno fin quando non e' stata inventata 'sta diavoleria del blog. Sto ragionando dei falsi modesti, degli pseudoumoristi,  degli aspiranti poeti, dei polemisti faziosi, di quelli che pensano di essere tanto originali ma alla fine si limitano a fare il verso, via blog,  alla TV ( e infatti hanno il televisivo complesso dell'audience...  del resto gli abortiti blog awards di GnuEconomy cos' altro erano se non lo scimmiottamento dei Telegatti?).  E piano piano avverto il dubbio che i vari Formenti, Tiziano Scarpa, Guia Soncini.... insomma  tutti coloro che, in occasioni e periodi diversi,  si sono mossi alla critica delle  ubbie blogorroiche, non avessero tutti i torti.

Questo e' l'aspetto "personale" del mio problema. Puo' darsi che si tratti semplicemente di una delle mie periodiche crisi di autostima rispetto alle cose che faccio. Oppure dietro a questa nuova, umorale diffidenza, si nasconde forse un problema piu' generale che riguarda il senso di quello che facciamo, l' incidenza che esso puo' avere sulla realta', il tipo di informazioni che vengono veicolate dai blog, la loro capacita' di penetrare in un contesto piu' vasto, di costituire un'altenativa autentica, in chiave individuale, alla mancanza di senso che sembra ottenebrare i media cosiddetti ufficiali e riconosciuti. Il blog come utopia comunicativa? O, per dirla in termini piu' brutali, il blog non sara' mica una boiata pazzesca?

Che il problema non sia solo mio,  e' dimostrato anche da questo post di Granieri e dai due precedenti, con relativa discussione. Continuo ad essere fondamentalmente d'accordo con l'impostazione di Granieri, ma mi sento, come dire, un tantino piu' pessimista.




martedì, dicembre 02, 2003

Scrive ------C.P.-----:
C'è un racconto di L. Pirandello (non ricordo ora il titolo ma se interessa mi documento e ve lo dirò) in cui il protagonista evita sempre di far incontrare fra loro i propri amici che non si conoscono fra di loro. Questo perchè (è la tesi di L.P.) ognuno di noi, in maniera più o meno esasperata, indossa una certa personalità con un amico o con un gruppo di amici e potrebbe trovarsi a disagio nel trovarsi contemporaneamente con due amici con i quali ha costruito dei modi di fare e atteggiamenti diversi fra loro. Io penso che almeno in parte ci sia del vero in questo; ancor di più quando ci si presenta in rete si indossa un vestito che non è necessariamente quello che indossiamo quando stiamo al lavoro, quando stiamo in palestra o in qualsiasi altra situazione di vita reale. Voi che ne pensate ?? Io non sono un blogger, commento solo ogni tanto e quando trovo l'ispirazione giusta; ho però incontrato qualche blogger e penso che ci sia una componente di schizofrenia (in senso positivo) in chi dialoga via rete; comunque è interessante e se vogliamo anche stimolante e divertente.

Anche secondo me tutti, più o meno, indossiamo delle maschere, anche quando riteniamo di essere trasparenti al massimo, e può succedere che non ci si riconosca, una volta usciti dal vestito pieno di lustrini che è il nostro blog. L'incontro che avverrà, se avverrà, sarà un incontro nuovo, certamente ricco e stimolante, ma diverso dall'incontro di parole che si sono piaciute, per un motivo o per l'altro.


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domenica, novembre 30, 2003

La comitiva. In attesa del ritorno di Dap dagli States (ma magari entra nel blog anche da lì e magari commenta), riprendo il tema lanciato da Quablog a proposito dei blog raduni: lo spunto è l'ultimo incontro promosso da Rbc a Roma, anfitrione Margherita, ripreso anche dal Messaggero.
Per gli appassionati, ecco l' articolo in questione, con tanto di bella foto. A parte qualche imprecisione (gli interessati confermino) mi ha colpito l'accento che è stato messo sul concetto di comitiva. Riflettendoci, nemmeno quando avevo 15 anni ho frequentato una comitiva, e poco mi va di inserirmi in una comitiva alla mia veneranda età. Ecco perchè, caro Quablog, ne consegue che il cosidetto blog-raduno è una formula che non può soddisfare l'intero universo della blogosfera. A me i raduni stanno un po' stretti, dipenderà in parte dal fatto che sono geograficamente lontana dai grandi centri (Milano, Roma, Bologna e, almeno una volta, Napoli), e in parte dalla sensazione di non sentirmi a mio agio, ma questa è pura presunzione, perchè non ho idea di come mi potrei sentire. Sicuramente, come ho detto, non mi piace l'idea di farmi la comitiva, viceversa prenderei in seria considerazione un incontro con le persone che sento compagne di strada in questa avventura, oppure con un gruppo dove prevale un interesse specifico o un hobby comune (che non sia ovviamente il banale: tengo un blog).Secondo me possiamo aprire la strada ad una serie di nuove proposte per andare oltre il rapporto telematico, al di là del raduno tout-court. Qualche idea?


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